Sentenza Corte Costituzionale 104/2025: PC nei locali, gioco online e cosa NON è stato liberalizzato
La sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2025 ha prodotto parecchi titoli sensazionalistici sul gioco online. Alcuni l’hanno presentata addirittura come una svolta capace di “liberalizzare” l’accesso ai casinò esteri nei bar, negli internet point e negli altri esercizi pubblici.
Non è quello che ha deciso la Corte.
La sentenza, depositata il 10 luglio 2025, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 7, comma 3-quater, del decreto-legge n. 158 del 2012 perché imponeva un divieto troppo ampio: vietava nei pubblici esercizi anche la semplice disponibilità di dispositivi con normale accesso a internet soltanto perché attraverso quei dispositivi sarebbe stato tecnicamente possibile raggiungere piattaforme di gioco online.
La Corte ha ritenuto questo divieto indiscriminato, sproporzionato e irragionevole, perché trattava allo stesso modo situazioni molto differenti: dal normale computer con navigazione libera fino ad apparecchi utilizzati specificamente per il gioco.
Ma attenzione: la decisione non autorizza automaticamente casinò non ADM, bookmaker esteri, punti scommesse abusivi o attività di raccolta del gioco prive dei titoli richiesti.
Risposta rapida:
La sentenza 104/2025 ha eliminato il divieto generalizzato di mettere a disposizione nei pubblici esercizi dispositivi capaci di collegarsi a internet e quindi anche, potenzialmente, a siti di gioco. Non ha invece legalizzato l’offerta abusiva di gioco né trasformato gli operatori non ADM in concessionari autorizzati in Italia.
Cos’è la sentenza della Corte Costituzionale 104/2025?
La sentenza n. 104/2025 della Corte Costituzionale riguarda la disciplina italiana delle apparecchiature che permettono di accedere a piattaforme di gioco online all’interno di pubblici esercizi.
La decisione è stata assunta il 7 maggio 2025 e depositata il 10 luglio 2025.
Il caso nasce da controversie relative a sanzioni applicate a titolari di pubblici esercizi nei quali erano presenti apparecchiature collegate a internet.
La normativa allora vigente era estremamente ampia: colpiva la messa a disposizione di dispositivi capaci di consentire l’accesso a piattaforme di gioco online, indipendentemente dal fatto che si trattasse di:
- un dispositivo specificamente destinato al gioco;
- un normale personal computer;
- un tablet;
- un apparecchio con libera navigazione internet;
- un dispositivo utilizzato soltanto occasionalmente per accedere a un sito di gioco.
È proprio questa assenza di distinzione ad avere avuto un peso decisivo nella pronuncia.
Quale norma è stata dichiarata incostituzionale?
La Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 7, comma 3-quater, del decreto-legge 13 settembre 2012 n. 158, il cosiddetto decreto Balduzzi, convertito nella legge n. 189 del 2012.
La disposizione vietava la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che attraverso una connessione telematica permettessero ai clienti di giocare su piattaforme online.
Il divieto comprendeva tanto piattaforme gestite da concessionari quanto siti facenti capo a soggetti privi di titolo concessorio o autorizzatorio.
Il risultato pratico era molto ampio: anche un computer destinato alla normale navigazione internet poteva ricadere nella disposizione, semplicemente perché tecnicamente idoneo a raggiungere un sito di gioco.
La Corte non ha contestato l’obiettivo di contrastare la ludopatia. Al contrario, ha riconosciuto espressamente che la tutela della salute costituisce una finalità legittima e meritevole.
Ha contestato invece il modo eccessivamente esteso con cui quella finalità era stata perseguita.
Perché il divieto è stato considerato sproporzionato?
Il problema principale era che la norma metteva nello stesso calderone comportamenti con caratteristiche molto differenti.
Immaginiamo due situazioni.
Nel primo caso un internet point mette a disposizione un normale computer con browser e accesso libero al web.
Nel secondo viene predisposto un dispositivo specificamente organizzato attorno all’accesso al gioco.
La vecchia disposizione poteva colpire entrambe le situazioni attraverso lo stesso divieto generale.
Secondo la Corte, questa estensione rendeva l’area dell’illecito troppo ampia rispetto alla finalità perseguita.
Inoltre, il gioco online rimane accessibile attraverso molti altri dispositivi personali, a partire dagli smartphone. Vietare in maniera assoluta un normale PC messo a disposizione in un esercizio commerciale produceva quindi una compressione significativa della libertà d’impresa senza una proporzionata efficacia preventiva.
La Corte ha richiamato, tra gli altri, i principi di:
- uguaglianza;
- ragionevolezza;
- proporzionalità;
- libertà di iniziativa economica;
- proprietà;
- tutela delle libertà riconosciute anche a livello europeo.
Dopo la sentenza si possono mettere PC e tablet nei pubblici esercizi?
La conseguenza più diretta della sentenza riguarda proprio il divieto generalizzato previsto dalla norma dichiarata illegittima.
Non è più possibile fondare su quella disposizione un divieto assoluto della semplice messa a disposizione di un normale dispositivo con accesso alla rete soltanto perché attraverso internet sarebbe tecnicamente possibile raggiungere anche un sito di gioco.
Questo è molto diverso dal dire:
“Da oggi i bar possono diventare casinò online.”
Un computer utilizzabile per navigare liberamente sul web non equivale automaticamente all’esercizio di attività di gioco.
La sentenza riguarda la sproporzione della norma che assimilava situazioni differenti.
Non concede una licenza commerciale agli esercenti per offrire, organizzare o raccogliere gioco con vincita in denaro.
Totem da gioco e PC a navigazione libera sono la stessa cosa?
No, ed è proprio una delle distinzioni più importanti evidenziate dalla vicenda.
La Corte ricostruisce il precedente divieto spiegando che esso comprendeva sia i cosiddetti totem, cioè dispositivi destinati in via esclusiva al gioco online attraverso impostazioni o restrizioni della navigazione, sia normali strumenti con navigazione libera.
Era questa equiparazione indiscriminata a contribuire al problema costituzionale.
Attenzione però a non compiere il salto opposto.
Il fatto che la disposizione sia stata dichiarata illegittima non significa che qualsiasi modalità di installazione o utilizzo di un totem diventi automaticamente lecita.
Bisogna continuare a verificare tutte le altre norme applicabili all’offerta, organizzazione, intermediazione e raccolta del gioco.
⚖️ Il punto da non confondere
Dispositivo con accesso a internet ≠ autorizzazione a offrire gioco.
La sentenza elimina uno specifico divieto troppo ampio. Non crea una nuova licenza per operatori, bar, internet point o intermediari.
Che fine ha fatto la sanzione da 20.000 euro?
La pronuncia riguarda anche l’articolo 1, comma 923, della legge n. 208 del 2015.
Quella disposizione prevedeva una sanzione amministrativa di 20.000 euro collegata alla violazione del divieto contenuto nell’articolo 7, comma 3-quater.
Una volta dichiarato costituzionalmente illegittimo il divieto principale, la Corte ha dichiarato illegittima anche la relativa previsione sanzionatoria nella parte collegata a quella violazione.
Non bisogna però interpretare questo passaggio come:
“Sono sparite tutte le sanzioni sul gioco online.”
È l’esatto contrario di ciò che la Corte specifica subito dopo.
Restano infatti salve le sanzioni previste per chi esercita illecitamente attività di offerta di giochi con vincita in denaro.
Questo è probabilmente il passaggio più importante dell’intera sentenza per comprendere cosa cambia realmente.
Sentenza 104/2025 e casinò non AAMS: cosa cambia?
La sentenza viene talvolta collegata ai casinò non AAMS, oggi più correttamente indicati come casinò non ADM.
Ma la Corte non ha pronunciato una decisione sulla legittimità generale di questi operatori.
Non ha stabilito che:
- un casinò con licenza estera diventi concessionario ADM;
- un sito internazionale possa aprire liberamente punti fisici in Italia;
- un bar possa raccogliere gioco per conto di un casinò estero;
- un internet point possa operare come intermediario di scommesse;
- gli operatori non ADM siano stati “legalizzati” dalla Consulta.
La sentenza riguarda una specifica norma italiana sulle apparecchiature presenti nei pubblici esercizi.
Questo deve restare il confine dell’interpretazione.
Quando invece si vuole stabilire se un determinato operatore è autorizzato a offrire gioco regolamentato nel mercato italiano, bisogna verificare il regime concessorio e la normativa applicabile al servizio.
Cosa NON ha deciso la Corte Costituzionale
Questa sezione è necessaria perché proprio qui nasce la maggior parte degli equivoci.
Non ha liberalizzato i casinò non ADM
La sentenza non attribuisce una concessione ADM agli operatori internazionali.
Non ha autorizzato punti fisici di casinò esteri
Non troviamo nella pronuncia una disposizione che autorizzi automaticamente Sportaza, Paripesa o qualsiasi altro operatore internazionale ad aprire propri punti fisici in Italia.
Non autorizza i bar a raccogliere scommesse
Mettere a disposizione un normale PC per la navigazione e organizzare professionalmente un’attività di raccolta di gioco sono situazioni differenti.
Non ha stabilito che ogni accesso a un sito non ADM sia “legalizzato”
La Corte si pronuncia sulla legittimità costituzionale delle norme sottoposte al suo giudizio. Non ha emesso una certificazione generale su tutti i siti internazionali utilizzabili online.
Non ha eliminato la tutela contro la ludopatia
La stessa Corte riconosce la legittimità e l’importanza dell’obiettivo di prevenire il gioco patologico.
Ha anzi invitato il legislatore a individuare ulteriori misure idonee e proporzionate.
La sentenza permette di giocare online nei bar?
La risposta richiede precisione.
Dopo la sentenza non esiste più quello specifico divieto assoluto che colpiva la semplice messa a disposizione di qualsiasi dispositivo capace di raggiungere piattaforme di gioco online.
Questo significa che la mera disponibilità di un normale PC con navigazione libera non può essere trattata automaticamente come la condotta vietata dalla norma ormai dichiarata illegittima.
Ma questo non significa che il gestore possa trasformarsi in operatore di gioco.
Bisogna distinguere, per esempio, tra:
- cliente che utilizza autonomamente un dispositivo con accesso a internet;
- gestore che fornisce credenziali di gioco;
- gestore che incassa o paga somme;
- attività organizzata di raccolta;
- dispositivi predisposti specificamente per il gioco;
- promozione commerciale di attività di gioco.
Queste situazioni non possono essere considerate equivalenti soltanto perché coinvolgono tutte un computer.
Cosa significa la sentenza per un normale utente?
Per il normale utente, la sentenza non introduce un nuovo diritto speciale a giocare.
Modifica invece il quadro relativo a quella specifica restrizione sulle apparecchiature nei pubblici esercizi.
L’utente dovrebbe continuare a verificare:
- chi gestisce la piattaforma;
- quale licenza dichiara;
- se dispone o meno di concessione ADM;
- termini e condizioni;
- regole su KYC e pagamenti;
- limiti territoriali;
- strumenti di gioco responsabile.
Una sentenza sui PC degli internet point non rende automaticamente affidabile o autorizzato il sito che appare sullo schermo.
Sembra ovvio scritto così. Eppure è proprio il salto logico che molti titoli online hanno compiuto.
Cosa significa per bar, internet point e altri esercenti?
Per gli esercenti, il cambiamento principale consiste nella rimozione di quella specifica disciplina che vietava in modo generalizzato la messa a disposizione delle apparecchiature.
La Corte ha ritenuto sproporzionato equiparare automaticamente il normale dispositivo con navigazione internet a una situazione più direttamente collegata al gioco.
Ciò non equivale però a una libertà senza condizioni.
Un esercente che intenda svolgere attività ulteriori rispetto alla semplice disponibilità di connessione o dispositivi deve verificare attentamente la normativa applicabile.
In particolare, la sentenza ribadisce espressamente la permanenza delle sanzioni nei confronti dell’offerta illecita di giochi con vincita in denaro.
Per casi concreti che coinvolgano installazione di dispositivi, raccolta di denaro, rapporti commerciali con operatori di gioco o attività di intermediazione è opportuno affidarsi a una valutazione professionale specifica.
Perché la Consulta ha richiamato la libertà d’impresa?
La Corte ha rilevato che il vecchio divieto produceva una compressione immediata di diversi interessi, tra cui la libertà d’impresa.
Un internet point, per esempio, svolge per definizione un’attività basata sulla possibilità di mettere a disposizione strumenti per navigare online.
Una norma che rende problematico offrire un normale computer perché il cliente potrebbe raggiungere anche un sito di gioco incide pesantemente sul funzionamento dell’attività.
La Corte ha quindi valutato se questa compressione fosse proporzionata rispetto all’obiettivo di tutela della salute.
La risposta è stata negativa.
Non perché la prevenzione della ludopatia sia poco importante, ma perché una misura di tutela deve essere costruita in maniera coerente e proporzionata.
La sentenza è una vittoria dei casinò non ADM?
Definirla in questi termini è fuorviante.
La sentenza può certamente avere conseguenze sul quadro normativo degli accessi internet nei pubblici esercizi, ma il giudizio costituzionale non era una causa tra ADM e casinò internazionali.
Il vero tema era la compatibilità costituzionale di un divieto particolarmente esteso.
La Corte ha concluso che la norma sacrificava in maniera irragionevole e sproporzionata interessi come libertà d’impresa e proprietà.
Da questo non deriva automaticamente:
“quindi hanno vinto i casinò non AAMS”.
È una lettura giornalistica molto più aggressiva della decisione effettiva.
La Consulta ha reso legale giocare su siti esteri da un internet point?
La sentenza non dovrebbe essere trasformata in una dichiarazione generale di legalità delle singole piattaforme.
La questione decisa riguarda il divieto imposto all’esercente sulla disponibilità delle apparecchiature.
Non stabilisce una regola secondo cui ogni attività svolta dall’utente attraverso quel dispositivo diventa automaticamente autorizzata.
Dispositivo, comportamento dell’utente e attività dell’operatore sono tre livelli distinti.
È proprio questa distinzione che rende la sentenza meno spettacolare di certi titoli, ma molto più interessante dal punto di vista giuridico.
Fonti ufficiali sulla sentenza 104/2025
Su temi giuridici come questo è preferibile partire dalle fonti primarie anziché da articoli promozionali o interpretazioni commerciali.
Puoi consultare direttamente:
- Sentenza n. 104/2025 sul sito ufficiale della Corte Costituzionale;
- pubblicazione della sentenza nella Gazzetta Ufficiale.
Entrambi sono link normali, non affiliati.
⚖️ Nota editoriale
Questa pagina offre una spiegazione divulgativa della sentenza e non sostituisce una consulenza legale professionale.
Per valutare un caso concreto relativo a un esercizio commerciale, apparecchiature di gioco, raccolta di scommesse o rapporti con operatori è necessario considerare l’intero quadro normativo applicabile e le caratteristiche specifiche dell’attività.
Sentenza Consulta 104/2025: conclusioni
La sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2025 è importante, ma per ragioni differenti da quelle suggerite da molti titoli sensazionalistici.
La Consulta ha dichiarato illegittimo il divieto indiscriminato che colpiva nei pubblici esercizi la messa a disposizione di qualsiasi apparecchiatura capace di accedere via internet a piattaforme di gioco.
Il problema non era la legittimità dell’obiettivo di contrastare la ludopatia, che la Corte continua a riconoscere come meritevole.
Il problema era la sproporzione dello strumento utilizzato: normali PC a navigazione libera, tablet e dispositivi dedicati finivano dentro una disciplina troppo ampia.
È stata inoltre travolta la relativa sanzione amministrativa da 20.000 euro collegata alla norma dichiarata illegittima.
Ma la frase decisiva arriva subito dopo:
restano salve le sanzioni nei confronti di chi esercita illecitamente attività di offerta di giochi con vincita in denaro.
Quindi:
PC libero nei pubblici esercizi: cambia il quadro dello specifico divieto.
Casinò non ADM automaticamente autorizzati in Italia: no.
Bar trasformati in punti gioco esteri: no.
Raccolta abusiva diventata lecita: no.
Tutela della salute e contrasto alla ludopatia eliminati: no.
La sentenza è molto più precisa — e molto meno da Far West — di quanto certe interpretazioni abbiano fatto credere.
FAQ sulla sentenza Consulta 104/2025 e il gioco online
Cosa ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza 104/2025?
Ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 7, comma 3-quater, del decreto-legge 158/2012, che vietava in maniera generalizzata nei pubblici esercizi la messa a disposizione di apparecchiature capaci di consentire l’accesso a piattaforme di gioco online.
Quando è stata pubblicata la sentenza 104/2025?
La decisione è stata presa il 7 maggio 2025 e la sentenza è stata depositata il 10 luglio 2025. È stata poi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Prima Serie Speciale – Corte Costituzionale, il 16 luglio 2025.
Perché la norma era incostituzionale?
Secondo la Corte, il divieto era eccessivamente ampio e sproporzionato perché trattava allo stesso modo dispositivi e comportamenti molto diversi, includendo anche normali computer e tablet con navigazione libera.
La sentenza ha legalizzato i casinò non AAMS?
No. La pronuncia non attribuisce concessioni ADM agli operatori internazionali e non costituisce una liberalizzazione generale dei casinò non ADM.
Un bar può aprire un punto Sportaza o Paripesa grazie alla sentenza?
La sentenza non stabilisce questo. La semplice disponibilità di un dispositivo con accesso a internet non equivale all’autorizzazione a organizzare, raccogliere o intermediare gioco per conto di un operatore.
I bar possono mettere a disposizione normali PC collegati a internet?
La norma che vietava indiscriminatamente la messa a disposizione di dispositivi capaci di raggiungere siti di gioco è stata dichiarata illegittima. Ciò non significa però che qualsiasi attività svolta attraverso quei PC sia automaticamente lecita.
La sentenza riguarda anche gli internet point?
Sì. La disciplina censurata comprendeva anche gli internet point e la Corte ha considerato, tra gli altri aspetti, l’impatto del divieto sui normali dispositivi con navigazione libera messi a disposizione degli utenti.
La sanzione da 20.000 euro esiste ancora?
La Corte ha dichiarato illegittima la disposizione che prevedeva la sanzione amministrativa di 20.000 euro nella parte collegata alla violazione dell’articolo 7, comma 3-quater, dichiarato incostituzionale.
Sono state eliminate tutte le sanzioni sul gioco illegale?
No. La Corte afferma espressamente che restano salve le sanzioni nei confronti di chi esercita illecitamente attività di offerta di giochi con vincita in denaro.
La sentenza consente l’uso dei totem da gioco?
Non può essere interpretata come un’autorizzazione generale a installare qualsiasi totem o apparecchiatura dedicata al gioco. La pronuncia elimina una specifica norma giudicata troppo ampia, mentre devono continuare a essere considerate le altre disposizioni applicabili all’attività svolta.
La Corte ha eliminato le misure contro la ludopatia?
No. La Corte riconosce come legittima e meritevole la finalità di prevenire la ludopatia e invita il legislatore ad adottare ulteriori misure idonee e proporzionate.
La sentenza rende legale giocare su qualsiasi sito estero?
No. La pronuncia riguarda la disciplina delle apparecchiature presenti nei pubblici esercizi e non fornisce una certificazione generale di legalità a tutti gli operatori esteri.
Qual è la fonte migliore per leggere la sentenza?
La fonte primaria è il sito ufficiale della Corte Costituzionale. La pronuncia è inoltre pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.
Autore e verifica editoriale
Luca Marini – Autore e responsabile editoriale Nonaamsclub.
Questa guida è stata riscritta sulla base del testo ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2025 e della relativa pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La versione aggiornata elimina le precedenti interpretazioni secondo cui la decisione avrebbe liberalizzato i casinò non ADM, autorizzato punti fisici di operatori esteri o consentito automaticamente attività di raccolta del gioco nei pubblici esercizi.
Nota: il contenuto ha finalità informativa e divulgativa e non costituisce consulenza legale.
